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I MURALES DI ORGOSOLO – I muri che parlano

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I MURALES DI ORGOSOLO – I muri che parlano

Orgosolo. Un paese ubicato nel margine settentrionale della barbagia in provincia di Nuoro. Tristemente famoso, negli anni 70, per i problemi legati al banditismo sardo, ai sequestri di persona ed alla figura, per certi versi scomoda per altri invece rappresentativa, del bandito Graziano Mesina.
Orgosolo però è famosa nel mondo per essere il paese dei murales. Il primo murale risale al 1969 e fu realizzato da parte di un gruppo anarchico del milanese, in un periodo in cui i pastori protestavano in seguito all’occupazione di alcuni territori a Pratobello, per creare una base per l’addestramento di alcuni reparti dell’Esercito Italiano.

Successivamente, dal 1975, il professor Francesco Del Casino, senese di nascita ma sposato e residente ad Orgosolo, iniziò la sua opera di abbellimento di alcune pareti spoglie del paese con i suoi allievi della scuola. Con il suo primo murales, volle commemorare il trentesimo anniversario della Liberazione d’Italia.

Da quel momento il suo singolare stile pittorico ha caratterizzato tutti i murales puntando la sua attenzione sulla denuncia delle ingiuste reclusioni, le condizioni delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la vita del latitante e ed una serie di dipinti a sfondo politico; ancora, il volto di Gramsci e il cosiddetto “Indiano”, immagine simbolo di Orgosolo che accoglie chiunque arrivi in paese.

Negli anni 80, con l’attenuarsi della tensione politica, Del Casino iniziò a dipingere scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano la lana alle pecore e contadini con in mano la falce.

I murales oggi sono circa 200 e rappresentarono fatti legati alla resistenza contro i nazisti ed i fascisti, per rivolgersi anche a problematiche di politica locale e internazionale, o fatti molto più attuali come l’istituzione del parco del Gennargentu. La tecnica di pittura più utilizzata è quella del “vero fresco”, in cui i vari pigmenti vengono applicati direttamente sulla superficie del muro appena intonacato, permettendo così il completo assorbimento dei colori. Gli alunni invece sono soliti utilizzare un episcopio, strumento che può proiettare una qualsiasi immagine sul muro: dell’immagine proiettata vengono poi tracciati i contorni ed infine si procede a colorare le varie parti. Chiunque può lasciare il suo contributo all’abbellimento delle vie del paese, molto gradito è stato il murales di alcuni turisti tedeschi che ringraziavano Orgosolo per l’ospitalità, raffigurando un gruppo di persone che siedono ad una tavola conversando e bevendo allegramente; il murales riporta la seguente scritta: Grazie della vostra grande ospitalità ad Orgosolo.

I muri che parlano.

I murales non sono altro che frammenti di memoria e vita sociale. Narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste della piccola comunità orgolese, passando con estrema disinvoltura dai colorati racconti di storia quotidiana alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale: i fatti di Pratobello, vissuti in prima persona dalla popolazione, la voce dei disoccupati, la lotta all’emancipazione femminile, la guerra di Spagna, la siccità, la pastorizia, la politica, sono solo alcune delle tematiche affrontate.

Si cita con ironia Alfredo Niceforo, si motteggia sul presidente Leone, si riporta il telegramma del partigiano e scrittore Emilio Lussu solidale con le contestazioni anti-NATO, si denunciano le ingiuste reclusioni, la condizione delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la mesta esistenza di latitanti e briganti braccati dai carabinieri.
L’effigie di Gramsci invita alla riflessione e all’intelligenza e il volto mite di un capo indiano denuncia i soprusi dei bianchi.
Negli anni ’80, con l’attenuarsi della tensione politica, Del Casino e gli altri dipinsero scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano il vello alle pecore e contadini con in mano la falce
E’ del 1994 un murale che rappresenta i confilitti dela ex Jugoslavia e la distruzione di Sarajevo: la storia locale può farsi storia mondiale

Purtroppo nessuna tutela è garantita ai murales, perciò molti di questi sono andati perduti in seguito ad opere di ristrutturazione degli edifici che li ospitavano, altri stanno scomparendo a causa dell’opera del tempo, ma fortunatamente si è provveduto alla restaurazione di alcuni di questi, oltre ovviamente alla creazione di nuovi dipinti, in maniera da salvaguardare un bene che, pur nella sua semplicità, non appartiene più solamente alla comunità orgolese ma è patrimonio di chiunque riesca ad apprezzarne il valore artistico e culturale, che sia dunque nativo o straniero non ha importanza.

Sarebbe bello che, invece, si desse dignità ad un’arte pittorica che, unica nel suo genere, è stata in grado di resistere nel tempo e capace di rappresentare in modo intelligente la protesta di chi poteva far valere solo la forza delle proprie idee.

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