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	<title>Follett &#187; Sardegna</title>
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		<title>LE SALINE CONTI-VECCHI</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2016 09:42:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="Saline ContiVecchi" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2016/06/Saline-ContiVecchi.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3039" title="Saline ContiVecchi" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2016/06/Saline-ContiVecchi.jpg" alt="" width="436" height="299" /></a></p>
<p>Ottant’anni fa entrava in produzione la salina di Macchiareddu, pochi chilometri da Cagliari sulla strada che porta verso occidente. Era stato Luigi Conti -Vecchi, agli inizi del Novecento direttore generale delle Ferrovie Reali della Sardegna, a progettare un destino industriale sullo stagno dove vivevano e vivono i fenicotteri e altre settanta specie di uccelli.<br />
<span id="more-3038"></span>Uno dei luoghi al mondo più ricchi dal punto di vista ornitologico e naturalistico. Fu lui, settantenne con i gradi di generale guadagnati sul campo, a proporre dopo la Grande Guerra un progetto di bonifica e valorizzazione industriale per quella salina e quegli specchi d’acqua così affascinanti soprattutto al tramonto, quando, affacciato dalla sua finestra di direttore delle Ferrovie, poteva apprezzare quelle meraviglie ambientali. E ora Enrico Pinna, uno studioso cagliaritano appassionato di fotografia e di storia, ricostruisce tutta le vicenda delle saline, entrate in produzione nel 1930 e ancora oggi attive ed essenziali nel ciclo del cloro &#8211; soda dello stabilimento Syndial &#8211; Eni di Macchiareddu. Cinquantasette anni, fotografo naturalista e documentarista, Pinna ha già realizzato tre libri sullo stagno. Puntando l’obiettivo sui fenicotteri, si è appassionato a conoscere le vicende della raccolta del sale, «uno spettacolo -dice - che evoca il sapore arcaico e contadino della mietitura e della trebbiatura del grano». Con un lavoro certosino, attraverso gli archivi dell’Associazione degli Industriali ma soprattutto attraverso il sostegno degli eredi dei fondatori e di centinaia di ex dipendenti delle Saline Conti &#8211; Vecchi, ha prodotto un’interessante antologia di foto e documenti. Il risultato del suo lavoro, fatto di immagini, riproduzione di progetti spesso inediti, è un libro, Saline &amp; Villaggio Conti &#8211; Vecchi (Macchiareddu &#8211; Assemini), Tellus edizioni, in vendita in libreria al costo di 35 euro. Amante della natura e dell’economia bio sostenibile, Pinna ha arricchito il suo testo con un saggio di Alceo Vado, uno dei maggiori esperti di pianificazione e architettura in terra cruda. Era stato infatti costruito in ladiri, come si chiama in sardo la terra cruda, gran parte di quel Villaggio di Macchiareddu, oggi scomparso ma ottimamente ricostruito nelle foto d’epoca presenti nel libro. Quel Villaggio, paragonabile per complessità e modernità a una città di fondazione, è arrivato a ospitare a metà del Novecento le famiglie di ben cinquecento lavoratori stabili delle Saline, ai quali andavano aggiunti un migliaio di stagionali nel periodo della raccolta. Soltanto le miniere avevano un numero di dipendenti superiore.<br />
Di quella folla di lavoratori oggi rimangono appena 40 dipendenti fissi, più un’ottantina nell’indotto, ai quali vanno aggiunti, ovviamente, gli stagionali nel periodo di raccolta del sale. Anche da questi numeri si può comunque intuire quale importante ruolo abbiano ricoperto e ricoprano nell’economia del Cagliaritano quelle saline fra Assemini e Capoterra, con propaggini verso Uta. Cagliari era una città industriale, e lo stagno di Santa Gilla una delle aree più utilizzate. Enrico Pinna si ripromette di approfondire la questione con nuovi lavori sulla Cementeria, gli impianti Montecatini poi utilizzati per la città mercato, la Centrale termoelettrica che andava a carbone Sulcis, la Cir ceramiche poi assorbita da Sanac, la Vinalcool, che utilizzava addirittura tre navi per esportare i suoi vini.<br />
Cagliari nei primi decenni del Novecento era una città vivace nella quale Luigi Conti &#8211; Vecchi giocò un ruolo di punta spianando la strada a quelle Saline entrate in produzione, ironia della sorte, dopo la morte del fondatore, al quale subentrò il figlio Guido, che mantenne fede alle scelte del padre costruendo impianti all’avanguardia, simili a quelli francesi della Camargue, e costruendo un villaggio avanzatissimo anche socialmente.<br />
C’erano l’asilo, le scuole, il medico due volte la settimana, le case degli operai avevano il bagno in casa, fatto rarissimo allora in Italia, i contratti di lavoro venivano rispettati, e in pieno fascismo, nel ’37, una vertenza fra carriolanti e Conti &#8211; Vecchi vide questi ultimi cedere alle ragioni dei dipendenti. «Con i Conti - Vecchi il clima sociale era di buona convivenza, uno po’ paternalistico ma molto civile. La differenza &#8211; spiega Enrico Pinna &#8211; si poté comprendere negli anni Cinquanta, quando arrivò alla testa della società Luigi Galimberti, sposato con una delle nipoti dei Conti &#8211; Vecchi. Con lui finisce la gestione sullo stile azienda-famiglia e viene avviata con insolita durezza una ristrutturazione che dimezza il numero dei lavoratori e porta ad aspri contrasti con i sindacati, testimoniati da numerosi articoli apparsi sull’Unità e sull’Unione Sarda».<br />
I Galimberti insistono nella linea dura e negli anni Sessanta mettono fine al Villaggio di Macchiareddu, che si spopola e le cui case di terra cruda vanno rapidamente in rovina. Nel 1988 ciò che resta delle case operaie viene demolito.<br />
Sullo stagno era intanto sbarcato Nino Rovelli, proprietario di Rumianca e Sir, ottimo cliente delle saline ma ostile a Galimberti perché all’imprenditore petrolchimico, come all’Associazione degli Industriali di Cagliari, interessa la nascita del porto canale, osteggiato da Galimberti, sempre più isolato, sempre più duro. Dopo l’introduzione dello Statuto dei lavoratori e mentre cresce lspinta per la realizzazione del porto canale lo scontro fra Galimberti e i lavoratori si fa sempre più duro. I primi anni settanta sono caratterizzati da proteste e scioperi. Nel 1972 la raccolta del sale non termina a ottobre, come consuetudine, ma quattro mesi dopo, nel febbraio del 1973.<br />
E i proprietari sono sempre più invisi anche agli imprenditori e politici cagliaritani, che attribuiscono agli eredi dei Conti &#8211; Vecchi dieci anni di ritardo nel decollo del porto canale.<br />
Nonostante le crisi le saline restano tuttavia in piedi, anche perché la materia prima, acqua di mare, e le fonti energetiche, sole e vento, sono completamente gratuite.<br />
Sopravviveranno anche alla fine ingloriosa di Nino Rovelli, che nel 1974 aveva acquisito le saline al patrimonio Rumianca, insieme al quale la fabbrica del sale passa nel 1984 all’Eni che, tramite la Syndial, gestisce ancora oggi l’impianto voluto da Luigi Conti &#8211; Vecchi.<br />
Le saline continuano insomma a produrre, anche per l’industria alimentare, alla quale forniscono un prodotto di alta qualità, utilizzato già 80 anni fa in Canada e Finlandia per conservare salmoni e merluzzo, ancora oggi molto ricercato sulle tavole italiane e spagnole. E i risultati non mancano, se si pensa che in media si raccolgono ogni anno 370 mila tonnellate di sale.</p>
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		<title>SANT&#8217;ELIA: Passato, Presente, Futuro e..Futuribile</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 12:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-2916" title="Il Sant'elia" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2014/05/santelia.jpeg" alt="" width="409" height="272" /></p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; una storia di Calcio che unisce tutta l&#8217;Italia. Per la grande maggioranza sembra uno scherzo ma per chi la vive direttamente è un dramma sul quale si è giocato, oltre a due interi campionati, soprattutto una querelle che ha del ridicolo.<span id="more-2915"></span></p>
<p style="text-align: left;">E il piatto è stato veramente ricco. Trasferte in quel di Trieste, progetto lampo per la costruzione di Is Arenas, una teoria interminabile di riunioni di Commissioni provinciali per decidere sull&#8217;apertura prima e sull&#8217;agibilità poi&#8230;salvo accorgersi, ogni volta, che c&#8217;era sempre qualcosa di nuovo da inserire.</p>
<p style="text-align: left;">E poi la protesta di Cellino, i punti regalati alla Roma, il carcere per il Presidente (per un qualcosa non si è saputo ancora cosa fosse), per il sindaco di Quartu e per alcuni funzionari del Comune. Dulcis in fundo ad Agosto scorso l&#8217;altro Sindaco, quello di Cagliari, che irrompe a gamba tesa e promette che in due mesi la Cagliari Calcio potrà tornare a giocare al Sant&#8217;Elia.</p>
<p style="text-align: left;">Ed allora inizia il dietrofront: smontaggio record a Is Arenas (ma non avevano detto che lo stadio non era a movibile?), rimontaggio al Sant&#8217;Elia, progetti del Comune, progetti della Cagliari Calcio, Commissioni provinciali a getto continuo e tutto risolto?</p>
<p style="text-align: left;">Manco per niente: i due mesi previsti sono diventati nove, i progetti sono ancora da essere definiti come definitivi, il Cagliari che ha giocato sul campo dell&#8217;oratorio con i suoi 5000 fedelissimi. E per non farsi mancare niente proprio in questi giorni il nostro beneamato Sindaco Zedda ammonisce che il Cagliari rischia di non potersi iscrivere al prossimo campionato con l&#8217;indicazione del proprio stadio.</p>
<p style="text-align: left;">Ed in tutto ciò si inserisce la querelle di Cellino con il Leeds, gli americani che vogliono fare la doppietta (Stadio e Cagliari calcio), rendering del nuovo stadio futuribile&#8230;.ma la soluzione potrebbe essere di nuovo&#8230;.Is Arenas.</p>
<p style="text-align: left;">Penso che Hitchcook, di fronte a questa trama pazzesca, sarebbe impazzito di gioia e avrebbe fatto un film da plurioscar&#8230;</p>
<p style="text-align: left;">Un film in progress però perchè è proprio di oggi la notizia dell&#8217;ennesima Commissione provinciale che deve vedere se il Comune per la 3° o 4° volta si è decisa a presentare il progetto definitivo che avrebbe dovuto produrre ben 9 mesi fa.</p>
<p style="text-align: left;">Sappiate che i lavori al Sant&#8217;Elia possono continuare ed essere completati solo se la Commissione approva il progetto del Comune. Quindi non si dica che il Cagliari e Cellino non hanno fatto ciò che dovevano: anzi anke troppo hanno fatto.</p>
<p style="text-align: left;">Che ognuno si prenda le proprie responsabilità ed anzi, visto i tempi di crisi che tutti noi viviamo, invito Cellino a investire meglio i soldi destinati al Sant&#8217;Elia: li regali ai bisognosi&#8230;l&#8217;unico modo per essere ricordato come benefattore e ritagliarsi un posto d&#8217;onore nelle poltroncine del Paradiso!!!!</p>
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		<title>MONT&#8217;E PRAMA &#8211; Prima le statue ed ora il Tempio</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 10:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="I giganti di mont'e prama" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2014/05/gigani-monti-prama-1-580x333.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2907" title="I giganti di mont'e prama" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2014/05/gigani-monti-prama-1-580x333.jpg" alt="" width="464" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: left;">A 35 anni di distanza dal ritrovamento delle grandi statue di arenaria ora esposte nei musei di Cabras (Oristano) e di Cagliari,<strong> la nuova campagna di scavi nel sito di Mont’e Prama</strong>, fra lo stagno di Cabras e il mare di Is Aruttas, non poteva avere avvio migliore.<span id="more-2905"></span> Gli archeologi non hanno avuto bisogno neanche di cominciare a scavare, è bastato ripulire il terreno dalla vegetazione per mettere in evidenza due grossi conci di arenaria lavorata che, secondo gli archeologi <strong>Raimondo Zucca e Alessandro Usai</strong>, sono più che compatibili con la struttura di <strong>un tempio o santuario nuragico</strong>. La notizia, anticipata dai quotidiani <em>L’Unione Sarda</em> e <em>Nuova Sardegna</em>, non è stata, però, una sorpresa. Lo scorso luglio, annunciando la nuova campagna di scavi, il soprintendente dei beni archeologici, Marco Minoia, lo aveva detto chiaramente che l’obiettivo era proprio quello. Il lavoro delle prossime settimane sarà decisivo. Gli archeologi non si sbilanciano ma i rilevamenti fatti col <strong>georadar a Mont’e Prama</strong> nei mesi scorsi pare inducano a un certo ottimismo. La campagna di scavi, che oltre agli archeologi impegna anche alcuni giovani di Cabras e quattro detenuti del carcere di Massama, è articolata su due mesi di lavoro. Se i risultati fossero quelli sperati, si metterebbe subito il problema di un nuovo finanziamento per non correre il rischio di dover aspettare altri 35 anni.<br />
Mont ‘e Prama è il luogo del Sinis di Cabras dove sono state trovate 16 statue di pugilatori, 6 statue di arcieri, 6 statue di guerrieri con spada e scudo, e dei numerosi modelli di nuraghe in calcare.<br />
E’ anche il luogo di una necropoli di tombe a pozzetto di personaggi elitari della cultura nuragica del IX- VIII secolo a.C.<br />
Ma adesso molte sono le domande poste da queste nuove scoperte:</p>
<ul>
<li>qual è il rapporto fra le statue e le tombe?</li>
<li>qual è il significato del sito di Monte Prama?</li>
<li>è un santuario nuragico?</li>
<li>è un luogo della memoria di un gruppo di eroi?</li>
<li>le statue narrano un mito di eroi-guerrieri?</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Dopo 35 anni dai primi ritrovamenti e dopo una grave assenza di scavi archeologici, Mont ‘e Prama conosce di nuovo la presenza di archeologi professionisti e archeologi in erba.<br />
Questa impresa ha un magnifico valore culturale, ma anche una precisa finalità sociale, considerato che è stata aperta ai detenuti della Casa Circondariale di Oristano e ai giovani del comune di Cabras.<br />
Per saperne di più bisognerà, però, aspettare i risultati di ulteriori ricerche.<br />
Chissà cosa ci riserverà ancora questo splendido sito.<br />
Penso proprio che ne vedremo delle belle</p>
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		<title>SARDEGNA ZONA FRANCA</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 2014 19:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Zona Franca]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="zona-franca" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2014/01/zona-franca.png"><img class="aligncenter  wp-image-2886" title="zona-franca" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2014/01/zona-franca.png" alt="" width="458" height="285" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>Con il 1° Gennaio 2014  la Sardegna entra nel futuro.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>Inizia infatti l&#8217;operatività in regime di Zona Franca.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong>La Sardegna cresce&#8230;cresciamo con la Sardegna.<span id="more-2857"></span></strong></span></p>
<p>Ebbene si. Merito del governatore della Sardegna, Ugo CAPPELLACCI, aver creduto sino in fondo a questo obiettivo e avere scardinato tutte le bugie e le mancate informazioni che circolavano sulla mancanza di status per la Sardegna di richiedere l&#8217;istituzione della Zona Franca Integrale.<br />
Il mare di bugie, come tali, hanno le gambe corte e prima o poi vengono smascherate.</p>
<p>A seguito dell&#8217;incontro tra il Governatore Cappellacci e il Vicepresidente della Commissione Europea Marco Tajani,  guarda caso proprio italiano, sono state smascherate appunto le bugie e le mancanze dello stato italiano nei confronti delle legittime richieste della Sardegna.<br />
A seguito di questo incontro Tajani ha dovuto ammettere, per conto dell&#8217;UE, che tutti gli studi portati in Commissione dalla Sardegna non solo erano corretti ma addirittura assolutamente idonei e funzionali al conseguimento dell&#8217;obiettivo: la Zona Franca in Sardegna.</p>
<p>Cioè cosa significa tutto ciò?<br />
E&#8217; presto detto: dai documenti risulta che la Sardegna, per la sua conformazione, per la sua struttura e per la sua peculiarità ha tutti i requisiti per poter essere considerata Zona Franca Integrale. E questo da più di 50 anni!!!!<br />
Quindi i sardi non stanno chiedendo che venga concesso loro qualcosa ma hanno il diritto di pretendere che venga loro riconosciuto il fatto che la Zona Franca Integrale è uno status giuridico sancito per legge e mai riconosciuto.<br />
Il presidente Cappellacci, come richiesto dalla Commissione Europea, ha quindi portato al voto il necessario emendamento per la modifica all&#8217;art. 12 <strong><em>&#8220;con il quale il territorio della Sardegna  è considerato extradoganale e perimetrato dalle acque territoriali circostanti&#8221;</em></strong> creando le condizioni per l&#8217;idoneità della Sardegna alla Zona Franca.</p>
<p>A seguire è stata predisposta la necessaria delibera e sono passati i 60 giorni che la legge stabilisce necessari per l&#8217;impugnazione senza che nessuno l&#8217;abbia esercitata.<br />
Passati questi termini l&#8217;Agenzia delle Dogane aveva l&#8217;obbligo di comunicare lo status di Zona Franca Integrale della Sardegna. Non ci sembra strano per niente che alla data attuale non sia ancora stata effettuata alcuna comunicazione.</p>
<p>Perdurando questo stato di cose sarà inviata loro una diffida ad adempiere ad opera del TAR.<br />
Tutto ciò non significa che la Zona Franca Integrale non esiste, tutt&#8217;altro. Tanto è vero che a partire dal 1 Gennaio 2014 si può iniziare con l&#8217;operatività in regime di Zona Franca. Le imprese della Sardegna infatti potranno:</p>
<ul>
<li>fatturare con una apposita dicitura di esenzione IVA</li>
<li>mandare una comunicazione all&#8217;agenzia delle dogane in cui fare presente che si intende operare in regime di esenzione fiscale.</li>
</ul>
<p>Certo è che nessuno ci ha comunicato niente. Ne le istituzioni e neppure gli organi di stampa. Seguiamo attentamente il <strong>Movimento Zona Franca</strong> che ci tiene aggiornati sui movimenti e sulle novità.</p>
<p>Riteniamo che sia necessaria la massima diffusione delle informazioni relative perché questa è una realtà che coinvolge tutti i Sardi e che diventa una opportunità unica per la nostra asfittica economia.</p>
<p>Stiamo a vedere cosa succede. Seguiremo la vicenda molto attentamente. Quindi si inizia.</p>
<p>PRONTI?  VIAAAAAAA&#8230;CON IL 2014 INIZIA IL FUTURO DELLA SARDEGNA</p>
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		<title>I MURALES DI ORGOSOLO &#8211; I muri che parlano</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 08:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Murales]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="orroli murales" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2011/05/orroli-murales.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2238" title="orroli murales" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2011/05/orroli-murales.jpg" alt="" width="344" height="258" /></a></p>
<address><span style="font-style: normal;">Orgosolo. Un paese ubicato nel margine settentrionale della barbagia in provincia di Nuoro. Tristemente famoso, negli anni 70, per i problemi legati al banditismo sardo, ai sequestri di persona ed alla figura, per certi versi scomoda per altri invece rappresentativa, del bandito Graziano Mesina.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Orgosolo però è famosa nel mondo per essere il paese dei murales. Il primo murale risale al 1969 e fu realizzato da parte di un gruppo anarchico del milanese, in un periodo in cui i pastori protestavano in seguito all&#8217;occupazione di alcuni territori a Pratobello, per creare una base per l&#8217;addestramento di alcuni reparti dell&#8217;Esercito Italiano.</span></address>
<p><span id="more-2236"></span>Successivamente, dal 1975, il professor Francesco Del Casino, senese di nascita ma sposato e residente ad Orgosolo, iniziò la sua opera di abbellimento di alcune pareti spoglie del paese con i suoi allievi della scuola. Con il suo primo murales, volle commemorare il trentesimo anniversario della Liberazione d’Italia.</p>
<p>Da quel momento il suo singolare stile pittorico ha caratterizzato tutti i murales puntando la sua attenzione sulla denuncia delle ingiuste reclusioni, le condizioni delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la vita del latitante e ed una serie di dipinti a sfondo politico; ancora, il volto di Gramsci e il cosiddetto “Indiano”, immagine simbolo di Orgosolo che accoglie chiunque arrivi in paese.</p>
<p>Negli anni 80, con l’attenuarsi della tensione politica, Del Casino iniziò a dipingere scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano la lana alle pecore e contadini con in mano la falce.</p>
<p>I murales oggi sono circa 200 e rappresentarono fatti legati alla resistenza contro i nazisti ed i fascisti, per rivolgersi anche a problematiche di politica locale e internazionale, o fatti molto più attuali come l’istituzione del parco del Gennargentu. La tecnica di pittura più utilizzata è quella del “vero fresco”, in cui i vari pigmenti vengono applicati direttamente sulla superficie del muro appena intonacato, permettendo così il completo assorbimento dei colori. Gli alunni invece sono soliti utilizzare un episcopio, strumento che può proiettare una qualsiasi immagine sul muro: dell’immagine proiettata vengono poi tracciati i contorni ed infine si procede a colorare le varie parti. Chiunque può lasciare il suo contributo all’abbellimento delle vie del paese, molto gradito è stato il murales di alcuni turisti tedeschi che ringraziavano Orgosolo per l’ospitalità, raffigurando un gruppo di persone che siedono ad una tavola conversando e bevendo allegramente; il murales riporta la seguente scritta: <em>Grazie della vostra grande ospitalità ad Orgosolo.</em></p>
<p><strong>I muri che parlano.</strong></p>
<p>I murales non sono altro che frammenti di memoria e vita sociale. Narrano le fatiche, le denunce e le grandi conquiste della piccola comunità orgolese, passando con estrema disinvoltura dai colorati racconti di storia quotidiana alla raffigurazione di eventi e di lotte politiche di respiro mondiale: i fatti di Pratobello, vissuti in prima persona dalla popolazione, la voce dei disoccupati, la lotta all’emancipazione femminile, la guerra di Spagna, la siccità, la pastorizia, la politica, sono solo alcune delle tematiche affrontate.</p>
<address><span style="font-style: normal;">Si cita con ironia Alfredo Niceforo, si motteggia sul presidente Leone, si riporta il telegramma del partigiano e scrittore Emilio Lussu solidale con le contestazioni anti-NATO, si denunciano le ingiuste reclusioni, la condizione delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la mesta esistenza di latitanti e briganti braccati dai carabinieri.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">L&#8217;effigie di Gramsci invita alla riflessione e all&#8217;intelligenza e il volto mite di un capo indiano denuncia i soprusi dei bianchi.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Negli anni &#8217;80, con l&#8217;attenuarsi della tensione politica, Del Casino e gli altri dipinsero scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano il vello alle pecore e contadini con in mano la falce</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">E&#8217; del 1994 un murale che rappresenta i confilitti dela ex Jugoslavia e la distruzione di Sarajevo: la storia locale può farsi storia mondiale</span></address>
<p>Purtroppo nessuna tutela è garantita ai murales, perciò molti di questi sono andati perduti in seguito ad opere di ristrutturazione degli edifici che li ospitavano, altri stanno scomparendo a causa dell’opera del tempo, ma fortunatamente si è provveduto alla restaurazione di alcuni di questi, oltre ovviamente alla creazione di nuovi dipinti, in maniera da salvaguardare un bene che, pur nella sua semplicità, non appartiene più solamente alla comunità orgolese ma è patrimonio di chiunque riesca ad apprezzarne il valore artistico e culturale, che sia dunque nativo o straniero non ha importanza.</p>
<p>Sarebbe bello che, invece, si desse dignità ad un&#8217;arte pittorica che, unica nel suo genere, è stata in grado di resistere nel tempo e capace di rappresentare in modo intelligente la protesta di chi poteva far valere solo la forza delle proprie idee.</p>
<p><span style="line-height: normal; -webkit-border-horizontal-spacing: 8px; -webkit-border-vertical-spacing: 8px; font-size: small;"> </span></p>
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		<title>McPuddu&#8217;s&#8230;scusate ma siamo Sardi!!!!</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 10:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="McPuddu's.jpg" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/08/McPuddus.jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1792" title="McPuddu's.jpg" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/08/McPuddus.jpg.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em><span style="font-style: normal;">Lo dice anche lui: «Quello che sta succedendo in questi giorni ha dell’incredibile - racconta il giovane imprenditore di Santa Maria Navarrese &#8211; sono continuamente contattato da giornali e tv di tutta Italia. </span><span style="font-style: normal;">Non avrei mai immaginato di scatenare tutto questo putiferio con una goliardata pensata per esaltare il fast food alla sarda»</span>.</em></p>
<address style="text-align: left;"><span id="more-1791"></span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Ebbene si il Sardo più famoso del momento si chiama IVAN PUDDU, da quel di Santa Maria Navarrese provincia dell&#8217;Ogliastra, giovane imprenditore nel settore del turismo e della ristorazione.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Da quando circa 10 giorni fa ha ricevuto, nientepopodimeno che dal Sig. McDonald&#8217;s in persona, una diffida ad utilizzare ancora il prefisso &#8220;Mc&#8221; per la sua attività ristorativa denominata &#8220;McPuddu&#8217;s&#8221; il nostro Ivan è diventato il Sardo più chiacchierato del globo terracqueo.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Lo cercano tutti, lo vogliono intervistare tutti, si sono aperti gruppi spontanei di sostegno, anche su Facebook (che poi proprio lì ci vuole poco che basta che uno starnuti rumorosamente che creano, il gruppo antistarnuto), lo fermano per strada, lo vogliono toccare tutti ed addirittura si parla dell&#8217;intenzione di alcuni fans sfegatati di volergli erigere un monumento alla &#8220;fama&#8221;.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Voci ufficiose, inoltre, ci hanno fatto sapere che alcuni malati, dopo aver cenato nel suo ristorante ed aver toccato Ivan, abbiano gridato al miracolo perchè si sono sentiti rinfrancati, soddisfatti e ben nutriti come non era mai successo loro in tutta la vita.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;"> </span><span style="font-style: normal;">Parlano oramai tutti di lui: anche il  tabloid straniero The Guardian, nel suo sito, racconta la vicenda del nostro imprenditore.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;"><br />
 </span></address>
<address style="text-align: center;"><span style="font-style: normal;"><img class="size-full wp-image-1796 alignnone" title="Guardian" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/08/Guardian.png" alt="" width="302" height="308" /></span></address>
<address></address>
<address><span style="font-style: normal;">La stampa infatti ci racconta che questa mossa del colosso Mc Donald fa ridere mezzo mondo. Pensate che  McDonald  fattura 85 milioni di dollari, ha due milioni di addetti, 40 mila ristoranti e 60 milioni di clienti all&#8217;anno.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Però McPuddu lo disturba&#8230;anzi lo vede come un pericoloso criminale che attenta alla sua leadership mondiale. E allora bisogna attrezzarsi e difendersi contro la prepotenza.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Veramente il nostro Ivan, da ragazzo attempato e tranquillo qual&#8217;è, voleva lasciare perdere e sembra anche che abbia modificato l&#8217;insegna. Ma l&#8217;orgoglio sardo-ogliastrino forse avrà la meglio e, complice anche l&#8217;assessore  regionale Prato, stà affilando mestoli e forchette, si sta armando di pane carasau affilatissimo per difendersi e pane guttiau profumato per far perdere le proprie tracce e  potersi preparare a combattere la madre di tutte le battaglie.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Battaglia cruenta ed all&#8217;ultimo aroma: scatenare i culurgionis di fuoco al sugo, lanciare le sebadas detonanti con miele appiccicoso, picchiare con  la bottarga fresca all&#8217;olio extravergine di oliva.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">E se non basta aizzargli contro l&#8217;intero esercito di prosciutti di proprietà, salami sopraffini e maialetti croccanti!!!</span></address>
<address></address>
<address><span style="font-style: normal;">Chi conosce Follett sa che queste notizie lo esaltano, lo rendono curioso e l,o stimolano&#8230;molto.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Mi piace&#8230;questa battaglia. Follett allora scende in campo e come è sua abitudine si aggiornerà su tutte le novità che riguarderanno il nostro Ivan e vi terrà informati</span></address>
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		<title>Protetto: Il popolo di bronzo. I nuragici stanno arrivando!!!!</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 18:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Nuragici]]></category>

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		<title>Antikythera &#8211; Era la più antica, ora non più!!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 15:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/10/frammento1.jpg"><img class="size-medium wp-image-296 aligncenter" title="frammento1" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/10/frammento1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Nel 2006 questo frammento è stato trovato al largo di Olbia ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Provincie di Sassari e Nuoro.</p>
<p style="text-align: left;">Ma perchè questo frammento rischia di aprire un caso così eclatante rischiando di aprire una nuova visione sul pensiero scientifico dell&#8217;antichità?</p>
<p>Il Dott. Rubens Doriano sotto la cui direzione è avvenuto lo scavo, ha assicurato che la realizzazione del manufatto risale alla fine del 3° secolo a.C., proprio quando l’ellenismo era all’apice.</p>
<p>Con questa datazione, pertanto, risulta essere il più antico ingranaggio della storia. Si tratta di un frammento in bronzo di una ruota dentata di 43 millimetri di diametro, con in origine 55 denti sull’intera corona circolare.</p>
<p>Date le dimensioni ridotte del reperto da subito si è ritenuto essere parte di un congegno molto simile a quello ritrovato nelle acque dell’isola di Antikythera, che però risale al I secolo a.C..</p>
<p>A causa della presenza di abbondante ossido sulla superficie, i denti apparivano appena abbozzati e tutto lasciava supporre che gli stessi fossero a profilo triangolare come quelli del Calcolatore astronomico di Antikythera, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene, o come l’astrolabio Bizantino, costruito 8 secoli dopo il Calcolatore di Antikythera e conservato al London Science Museum.</p>
<p>Invece con grande stupore dal restauro è emersa che il profilo dei denti dell’ingranaggio non è triangolare, come quello dei meccanismi realizzati nei secoli successivi, ma curvo, tanto da sembrare straordinariamente simile a quello dei denti degli ingranaggi moderni.</p>
<p>La perfezione dell’ingranamento, senza giochi eccessivi e interferenze, si raggiunge negli ingranaggi moderni il cui profilo cuneiforme è la conclusione di studi matematici accurati e profondi formulati in epoca moderna.</p>
<p>I denti triangolari degli ingranaggi come quelli del Calcolatore di Antikythera e dell’astrolabio Bizantino, invece, permettono certamente l’ingranamento, ma in modo molto grossolano per l’eccessivo gioco fra i denti</p>
<p>Da uno studio accurato al computer è stato ricostruito il profilo della corona dentata del reperto che dalle misurazioni è risultata quasi coincidente con il profilo degli ingranaggi moderni, mentre sono molto marcate le differenze dimensionali con gli ingranaggi a profilo triangolare.</p>
<p>Il reperto di Olbia presenta anche un dente rotto con inizio rottura proprio a metà altezza, prova inconfutabile che l’ingranaggio facesse parte di un meccanismo che ha lavorato.</p>
<p>Lungi dall&#8217;affermare che sia un manufatto di natura greca il reperto evidenzia comunque una straordinaria precisione costruttiva, nonostante sia stato realizzato manualmente in modo poco &#8220;tecnologico&#8221; per la mancanza all’epoca di speciali attrezzature, macchine utensili e strumenti di misura, elementi indispensabili per eseguire una corretta lavorazione metalmeccanica.</p>
<p>Anche se di piccole dimensioni, il reperto di Olbia è di notevole valore archeologico e scientifico, ed è prova molto importante della grandezza del pensiero scientifico ellenistico, che conferma quanto tanti pensano ma che non si riesce a dimostrare con facilità per mancanza di reperti e, soprattutto, di testi.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p>Molte altre apparecchiature del genere sono state prodotte e sono andate, forse definitivamente, perdute perché non sono state correttamente comprese dagli addetti ai lavori, il più delle volte interessati a statue o vasi di più immediata e pregnante presa sul pubblico.</p>
<p>Infatti se un gruppo di pescatori di spugne non si fosse imbattuto nel relitto della nave circa un secolo fa, duemila anni dopo il naufragio del Calcolatore di Antikythera, lo stesso sarebbe ancora in fondo al mare a disintegrarsi per la corrosione, e se, una volta ripescato, il meccanismo non avesse &#8221;trovato&#8221; un archeologo che, tra le altre cose era anche un fisico, il De Solla Price, sarebbe ancora dimenticato in un armadio del museo di Atene. Così pure se un avveduto ed esperto archeologo, come Rubens D’Oriano, non avesse dato il giusto valore a un apparente insignificante e malconcio frammento di bronzo, non avremmo potuto conoscere quanto questo studio ha rivelato.</p>
<p>Lo studio integrale sarà presentato al XVIII Convegno Internazionale di studi su &#8221;L’Africa Romana&#8221;, organizzato dall’Università di Sassari e che si terrà ad Olbia dall’11 al 14 dicembre 2008.</p>
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		<title>Le facce dei sardi &#8211; &#8220;Lintus e pintus&#8221;</title>
		<link>http://www.follett.it/2008/09/le-facce-dei-sardi-lintus-e-pintus/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 18:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><a class="lightbox" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto1.jpg"><img class="size-full wp-image-97 aligncenter" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto1.jpg" alt="" width="81" height="96" /></a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto1.jpg"></a></strong>Le facce dei sardi cercano casa.</p>
<p>Mi ha colpito la storia di Gigi Porceddu lo scultore che in dieci anni di lavoro, ha girato le piazze della Sardegna a caccia delle &#8220;Facce dei sardi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;ha girata tutta la Sardegna, dall’Ogliastra, a Orgosolo, a Mamoiada, Sant’Antioco, nel Campidano, parlando con le persone, conoscendo &#8220;I personaggi&#8221;, con la loro storia il loro nome, cognome e <em>numingiu</em>, &#8220;il nomignolo&#8221; unica certezza per poter riconoscere un compaesano.</p>
<p>Arriva, conosce, sviluppa una foto e via&#8230;  di corsa a casa, nel suo laboratorio, ad immergere le mani nella terracotta, per plasmare con la sua arte i volti delle persone conosciute in tutti gli angoli della Sardegna.</p>
<p><a class="lightbox" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-101" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto3.jpg" alt="" width="148" height="146" /></a></p>
<p>Ho parlato con Gigi e mi ha raccontato:</p>
<blockquote><p style="padding-left:30px;"><em>&#8220;Ho girato per dieci anni ed oggi ho millecinquecento ritratti/caricature  che adesso vorrei far conoscere ad un numero di persone più ampio possibile. Sento questa necessità perchè sempre di più la gente non si ferma ad osservare: il mare, i monti, le persone. Attraverso queste opere voglio che la gente capisca l&#8217;espressione delle facce e colga soprattutto l&#8217;intimità della lora vita&#8221;</em></p>
</blockquote>
<blockquote><p style="padding-left:30px;"><em>&#8220;La mia idea? Ho un grande desiderio: trovare un luogo che possa ospitare le mie facce in un museo, che potrebbe chiamarsi &#8220;L<strong>a casa dei Lintus e pintus</strong>”, cioè dei &#8220;<strong>tali e quali&#8221;</strong>, dove chiunque possa conoscere la nostra isola, i nostri paesi, la nostra tradizione e soprattutto la nostra gente solo osservando l&#8217;espressione dei loro volti e quindi poter tramandare i volti e le espressioni della gente comune dei paesi della Sardegna&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>Tra i personaggi c’è tzia Mundina, «maestra de is mexinas de s’ogu e de is brefus», profonda conoscitrice di tutte le superstizioni sarde; tziu Bobore muflonis «pastore che odiava la politica»; tziu Accaddatroxiu, «allevatore povero in canna».</p>
<p>Le facce di Gigi Porceddu stanno aspettando una casa e nel frattempo riposano nella sua casa-laboratorio.</p>
<p><a class="lightbox" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-102" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/foto2.jpg" alt="" width="148" height="146" /></a></p>
<p>Le facce più belle?  «A Orgosolo tutti i visi hanno la loro fierezza. A Ussassai c’è probabilmente il sardo più vero, Nel Sulcis le facce più caratteristiche Sulcis: maureddini con un colore particolare, si spiega solo con la vicinanza all’Africa».</p>
<p>Tutte le facce di Gigi Porceddu sono caricature  per una scelta precisa: «Ritrarre il viso con un minimo di ironia, esaltandone certi tratti non per schernirli, semmai per dare maggiore risalto alla loro personalità.</p>
<p>Così c&#8217;è l&#8217;impenitente donnaiolo, il farmacista di paese, la levatrice, il medico, il curato, il giornalista.</p>
<p>Millecinquecento sono i personaggi trovati e che raccontano le storie attraverso il loro viso immortalato nella terracotta e tutti e millecinquecento saranno raccontati in un libro che speriamo venga pubblicato presto.</p>
<p>Gigi Porceddu se li coccola uno a uno, in attesa di esporli in un museo tutto per loro.</p>
<p>Millecinquecento facce di sardi in cerca di un alloggio per l’eternità.</p>
<p>Leggi pdf: Unione 01/09/08   <a href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/09/08-lefaccedeisardi.pdf">lefaccedeisardi</a></p>
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