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	<title>Follett &#187; Archeologia</title>
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	<description>I pilastri della vita</description>
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		<title>LA FINE DEL MONDO&#8230;RIMANDATA</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2012 10:29:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="teschio alieno" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2012/12/teschio-alieno.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2587" title="teschio alieno" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2012/12/teschio-alieno.jpg" alt="" width="432" height="286" /></a></p>
<p>La fine del mondo ha spaventato molti e suscitato reazioni tra le più disparate:</p>
<ul>
<li>chi ha costruito appositi bunker &#8220;anti fine del mondo&#8221; con dispense cariche di ogni ben di Dio che garantivano loro una autonomia di almeno un anno;</li>
<li>chi si è studiato tutti i testi possibili per confutarne l&#8217;attendibilità;</li>
<li>chi ci ha sorriso sopra ed ha aspettato fuori dall&#8217;uscio di casa;</li>
<li>chi ha festeggiato a mojito, grappa e rhum e cola.<span id="more-2628"></span></li>
</ul>
<p>Alla vigilia della fine del mondo, come anticipato dai Maya invece cosa succede? Dobbiamo registrare un ennesimo ritrovamento &#8220;strano&#8221; che ha fatto parlare tantissimo.</p>
<p>Infatti, in Messico, è stato ritrovato un teschio strano, a forma allungata, che potrebbe fare pensare ad un teschio alieno.</p>
<p>Secondo l&#8217;archeologa Cristina Garcia Moreno i resti del teschio sarebbero stati ritrovati all&#8217;interno di un cimitero a Onavas in Messico. I resti sarebbero databili a circa mille anni fa e la forma del teschio farebbe pensare ad un a antica usanza presente nella popolazione mesoamericana che imponeva la deformazione della scatola cranica per riti naturali o per distinzione sociale.</p>
<p>Che dire&#8230;..Non è ancora arrivato il momento di farci ritrovare nel futuro&#8230;..è più bello continuare a ritrovare testimonianze del passato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ulisse&#8230;..è tornato a casa!!!</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 13:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="Ulisse parte" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/08/Ulisse-parte.jpg"><img class="size-full wp-image-1760  aligncenter" title="Ulisse parte" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/08/Ulisse-parte.jpg" alt="" width="287" height="226" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<address style="text-align: left;"><span style="font-style: normal;">Per sedici lunghi sono rimasti a Itaca, a scavare, studiare, osservare, a percorrere con non poca fatica le tracce di Ulisse, e ora, finalmente, il clamoroso annuncio della scoperta che se confermata farebbe uscire l’eroe di Omero dal Mito per farlo entrare nella realtà.<span id="more-1757"></span></span></address>
<address style="text-align: left;"><span style="font-style: normal;">Il clamore di cui parliamo riguarda la notizia secondo cui apparterrebbero al palazzo dell’avventuroso figlio di Laerte, simbolo stesso del coraggio, dell’astuzia e della sete di conoscenza, i resti individuati nell’isola delle Ionie da un’équipe di archeologi greci.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Una notizia clamorosa, appunto, che confermerebbe, laddove storici e profani avessero ancora qualche dubbio, l’esistenza del mitico re, e che attribuirebbe automaticamente storicità alla Guerra di Troia cantata da Omero nell’Iliade.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Questa notizia è stata data dal professor Atanasio Papadopoulos, dell’Università di Ioannina, che è a capo di un’équipe di archeologi che da oltre tre lustri realizza scavi nel Nord di Itaca sulle tracce dell’eroe, e che ha detto di credere che i resti di un grande edificio a tre livelli in località Exogi siano quelli del palazzo omerico.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">La storia pervenutaci racconta che qui Ulisse tornò dopo il lunghissimo viaggio al termine della guerra di Troia per riabbracciare finalmente la fedele Penelope dopo aver sterminato i Proci che avevano invaso la sua casa, attentato alla virtù della moglie e tentato di usurpare il suo regno.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">A conferma dell’identificazione del palazzo, con scale scavate nella roccia, stanno frammenti di porcellana micenea e una fontana che risale al 1300 a.C., l’epoca in cui sarebbe vissuto l’eroe omerico cantato da Dante nel XXVI canto dell’Inferno.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Il professor Papadopoulos ha spiegato che il palazzo è simile per dimensioni e struttura a quelli già attribuiti ad altri eroi cantati nei poemi omerici: Agamennone, Menelao o Nestore a Micene, Pellana, Pilos,Tirinto.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Questo ritrovamento fa il paio con quello del 2006 quando il professor Yannos Lolos riportò alla luce a Salamina il palazzo che sarebbe stato di Aiace Telamonio e ritenne di avere individuato nella stessa isola un grande monumento funebre in suo onore.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Papadopoulos e la sua collega Litsa Kontorli avevano già rinvenuto in anni recenti a Itaca una tavoletta con incisa una scena cantata nell’Odissea e assai nota: Ulisse che si fa legare dai suoi uomini all’albero della nave per resistere al canto delle sirene. Già in quell’occasione i due archeologi avevano annunciato di “essere vicini” alla scoperta del palazzo dell’eroe.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">L’importanza del ritrovamento, se confermato, è straordinaria, non essendo sin qui mai stata definitivamente accertata, malgrado le scoperte archeologiche a cominciare da quelle di Schliemann, la storicità della guerra di Troia e quindi l’esistenza di eroi quali Achille, Ulisse, Aiace, Ettore. La stessa localizzazione dell’Itaca omerica è contestata, e persino la figura di Omero quale autore nel VII secolo avanti Cristo sia dell’Iliade che dell’Odissea, è oggetto di controversia.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Il destino dell’isola di Itaca &#8211; in perfetta linea con la metafora della nostalgia &#8211; sembra essere quello di non essere mai trovata: del resto, fece molta fatica Ulisse a individuare i lidi della sua patria, come viene narrato nell’Odissea. E anche oggi i turisti a Itaca (che in greco moderno si chiama Ithaki) sono relativamente pochi, ma quelli che arrivano sono bene accolti.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">Geograficamente l’isola – che, insieme a Corfù, Citera e Cefalonia appartiene all’arcipelago delle Ionie, le più vicine all’Italia &#8211; si estende per poco meno di cento chilometri quadrati, ha cinquemila abitanti e il suo capoluogo è Vathy, che ha una delle più grandi baie naturali al mondo.</span></address>
<address></address>
<address><span style="font-style: normal;">Esistono diversi  promontori: </span><span style="font-style: normal;">Exogi, dove è stato individuato il palazzo, nella parte più occidentale, Melissa al nord, </span><span style="font-style: normal;">Mavronos ed Agios Ilias ad est, insieme ad Schinous, </span><span style="font-style: normal;">Sarakiniko ed Agios Ioannis, </span><span style="font-style: normal;">al sud invece si incontra il Capo Agiou Andreou.</span></address>
<address></address>
<address><span style="font-style: normal;">La costa è punteggiata da molte baie: </span><span style="font-style: normal;">Afales a nordovest, Frikes e Kioni a nord-est, il golfo di Ormos e la baia di Sarakiniko sono invece esposte a sud-est.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">L’isola è abitata già dal XXI secolo a.C. ed è stata la capitale della Cefalonia durante il periodo di Micene. L’impero romano occupò l’isola nel II secolo a.C., e in seguito essa divenne parte dell’impero Bizantino. I Normanni regnarono su Itaca nel XII e XIII secolo e dopo un periodo di dominazione turca, cadde nelle mani dei veneziani.</span></address>
<address><span style="font-style: normal;">In seguito è stata occupata dalla Francia alla fine del XVIII secolo e nel 1809 fu conquistata dal Regno Unito. Nel 1864 la Grecia l’ha liberata. La maggior parte dell’isola è stata distrutta da un terremoto nel 1953. Itaca è brulla e rocciosa, (petrosa, ci dice Foscolo) dalla forma quasi bizzarra, impervia nella sua costa occidentale.Verdi baie e insenature che offrono protezione da qualsiasi tempesta caratterizzano la parte orientale. Pare che nell’antichità fosse molto evoluta. Secondo alcuni era addirittura la capitale della civiltà micenea dei guerrieri Achei, agricoltori e allevatori provenienti dalle steppe euroasiatiche, che dopo l’esplosione di Santorini e la distruzione delle coste cretesi prese il posto di quella minoica.</span></address>
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		<title>Ecco l&#8217;Arca di Noè!!! Il cane, il gatto io e te!!</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 17:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" title="L'Arca  di Noè" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/05/LArca-di-Noè.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1725" title="L'Arca  di Noè" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2010/05/LArca-di-Noè.jpg" alt="" width="306" height="234" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; uno dei sogni di tutti i ricercatori e lo è anche di tutti i credenti. Trovare le prove dell&#8217;esistenza di chi ha permesso che il nostro mondo fosse ancora popolato nonostante la più grandi delle catastrofi: il diluvio universale!!!!</p>
<p style="text-align: left;">Cosa dire di Noè, della sua Arca, della lunga teoria di animali che le scritture ci hanno presentato come  i precursori della nostra storia. Cosa dire del significato che la storia ha dato di questo evento, delle aspettative che ha maturato nel corso di questi millenni, della curiosità di sapere se questo evento è una favola oppure è veramente avvenuto.</p>
<p style="text-align: left;">Ci cambierà qualcosa sapere che l&#8217;Arca è esistita, Noè è esistito, e che gli animali di allora che tranquilli tranquilli, uno dietro l&#8217;altro, si sono riuniti nell&#8217;Arca sono esistiti?</p>
<p style="text-align: left;">Ebbene&#8230;un gruppo di 15 archeologi cinesi e turchi ha annunciato di aver ritrovato sul Monte Ararat, nell&#8217;est della Turchia, l&#8217;Arca di Noè.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; quanto scrive il sito del tabloid britannico &#8216;The Sun&#8221;, secondo il quale il gruppo ha spiegato di aver individuato i resti di una struttura in legno sull&#8217;Ararat e di aver sottoposto alcuni campioni al test del carbonio 14.</p>
<p style="text-align: left;">Dall&#8217;esame sarebbe risultato che il reperto risale a circa 4.800 anni fa, epoca a cui daterebbe il diluvio universale raccontato dalla Bibbia, a cui Noè e la sua famiglia sopravvissero proprio grazie all&#8217;Arca.</p>
<p style="text-align: left;">&#8220;Non possiamo dire al 100 per cento che si tratta dell&#8217;Arca di Noè, ma pensiamo di poterlo dire al 99,9 per cento&#8221;, ha detto Yeung Wing-Cheung, di Hong Kong, uno degli esploratori che affermano di aver ritrovato il reperto, tutti membri di un&#8217;organizzazione internazionale dedita proprio alla ricerca dell&#8217;Arca.</p>
<p style="text-align: left;">La struttura sarebbe suddivista in vari compartimenti, alcuni dei quali pieni di fascine di legna e probabilmente destinati al trasporto di animali. Secondo i testi sacri, coppie di animali di diverse specie si salvarano perché imbarcate sull&#8217;Arca di Noè.</p>
<p style="text-align: left;">Il gruppo di archeologi ha spiegato di aver già invitato le autorità turche a richiedere all&#8217;Unesco che il sito sia inserito nella lista del patrimonio mondiale dell&#8217;umanità e di proteggerlo fino a quando un&#8217;indagine archeologica più approfondita non possa esservi condotta. Non è la prima volta che esploratori o avventurieri provenienti da diverse parti del mondo affermano di aver ritrovato l&#8217;Arca di Noè sull&#8217;Ararat. Secondo la tradizione biblica, infatti, l&#8217;imbarcazione si fermò proprio sulla cima di quel monte quando le acque si ritirarono al termine del diluvio.</p>
<p style="text-align: left;">Ovviamente subito dopo l&#8217;annuncio si sono sollevate una maree di polemiche, di critiche e molti sono gli scettici non solo sulla veridicità della scoperta ma addirittura sulla esistenza di questi scavi ancorchè giri ormai da diverso tempo in rete un filmato che dovrebbe dimostrare la scoperta.</p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;argomento è di quelli che farà parlare molto&#8230;oppure svanirà nel dimenticatoio!!!</p>
<p style="text-align: left;">Ci vuole solo un po di pazienza ed attendere che qualcuno ci dimostri che la scoperta è reale&#8230;ne l frattempo, come diceva Sergio Endrigo:</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>&#8220;partirà <br />
 la nave partirà <br />
 dove arriverà <br />
 questo non si sa <br />
 sarà come l&#8217;Arca di Noè <br />
 il cane il gatto io e te &#8220;<br />
 </strong></em></p>
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		<title>Antikythera &#8211; Era la più antica, ora non più!!</title>
		<link>http://www.follett.it/2008/10/antikythera-era-la-piu-antica-ora-non-piu/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 15:56:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>follett</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="lightbox" href="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/10/frammento1.jpg"><img class="size-medium wp-image-296 aligncenter" title="frammento1" src="http://www.follett.it/wp-content/uploads/2008/10/frammento1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="233" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Nel 2006 questo frammento è stato trovato al largo di Olbia ad opera della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Provincie di Sassari e Nuoro.</p>
<p style="text-align: left;">Ma perchè questo frammento rischia di aprire un caso così eclatante rischiando di aprire una nuova visione sul pensiero scientifico dell&#8217;antichità?</p>
<p>Il Dott. Rubens Doriano sotto la cui direzione è avvenuto lo scavo, ha assicurato che la realizzazione del manufatto risale alla fine del 3° secolo a.C., proprio quando l’ellenismo era all’apice.</p>
<p>Con questa datazione, pertanto, risulta essere il più antico ingranaggio della storia. Si tratta di un frammento in bronzo di una ruota dentata di 43 millimetri di diametro, con in origine 55 denti sull’intera corona circolare.</p>
<p>Date le dimensioni ridotte del reperto da subito si è ritenuto essere parte di un congegno molto simile a quello ritrovato nelle acque dell’isola di Antikythera, che però risale al I secolo a.C..</p>
<p>A causa della presenza di abbondante ossido sulla superficie, i denti apparivano appena abbozzati e tutto lasciava supporre che gli stessi fossero a profilo triangolare come quelli del Calcolatore astronomico di Antikythera, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene, o come l’astrolabio Bizantino, costruito 8 secoli dopo il Calcolatore di Antikythera e conservato al London Science Museum.</p>
<p>Invece con grande stupore dal restauro è emersa che il profilo dei denti dell’ingranaggio non è triangolare, come quello dei meccanismi realizzati nei secoli successivi, ma curvo, tanto da sembrare straordinariamente simile a quello dei denti degli ingranaggi moderni.</p>
<p>La perfezione dell’ingranamento, senza giochi eccessivi e interferenze, si raggiunge negli ingranaggi moderni il cui profilo cuneiforme è la conclusione di studi matematici accurati e profondi formulati in epoca moderna.</p>
<p>I denti triangolari degli ingranaggi come quelli del Calcolatore di Antikythera e dell’astrolabio Bizantino, invece, permettono certamente l’ingranamento, ma in modo molto grossolano per l’eccessivo gioco fra i denti</p>
<p>Da uno studio accurato al computer è stato ricostruito il profilo della corona dentata del reperto che dalle misurazioni è risultata quasi coincidente con il profilo degli ingranaggi moderni, mentre sono molto marcate le differenze dimensionali con gli ingranaggi a profilo triangolare.</p>
<p>Il reperto di Olbia presenta anche un dente rotto con inizio rottura proprio a metà altezza, prova inconfutabile che l’ingranaggio facesse parte di un meccanismo che ha lavorato.</p>
<p>Lungi dall&#8217;affermare che sia un manufatto di natura greca il reperto evidenzia comunque una straordinaria precisione costruttiva, nonostante sia stato realizzato manualmente in modo poco &#8220;tecnologico&#8221; per la mancanza all’epoca di speciali attrezzature, macchine utensili e strumenti di misura, elementi indispensabili per eseguire una corretta lavorazione metalmeccanica.</p>
<p>Anche se di piccole dimensioni, il reperto di Olbia è di notevole valore archeologico e scientifico, ed è prova molto importante della grandezza del pensiero scientifico ellenistico, che conferma quanto tanti pensano ma che non si riesce a dimostrare con facilità per mancanza di reperti e, soprattutto, di testi.</p>
<p><strong>* * *</strong></p>
<p>Molte altre apparecchiature del genere sono state prodotte e sono andate, forse definitivamente, perdute perché non sono state correttamente comprese dagli addetti ai lavori, il più delle volte interessati a statue o vasi di più immediata e pregnante presa sul pubblico.</p>
<p>Infatti se un gruppo di pescatori di spugne non si fosse imbattuto nel relitto della nave circa un secolo fa, duemila anni dopo il naufragio del Calcolatore di Antikythera, lo stesso sarebbe ancora in fondo al mare a disintegrarsi per la corrosione, e se, una volta ripescato, il meccanismo non avesse &#8221;trovato&#8221; un archeologo che, tra le altre cose era anche un fisico, il De Solla Price, sarebbe ancora dimenticato in un armadio del museo di Atene. Così pure se un avveduto ed esperto archeologo, come Rubens D’Oriano, non avesse dato il giusto valore a un apparente insignificante e malconcio frammento di bronzo, non avremmo potuto conoscere quanto questo studio ha rivelato.</p>
<p>Lo studio integrale sarà presentato al XVIII Convegno Internazionale di studi su &#8221;L’Africa Romana&#8221;, organizzato dall’Università di Sassari e che si terrà ad Olbia dall’11 al 14 dicembre 2008.</p>
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